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Chi capisce i soldi ha più potere?

Investire con etica, il valore delle persone e l’arte di organizzarsi

Nei giorni della festa di Terra a Roma abbiamo ascoltato tante persone stanche di vedere chi ha più o meno la stessa visione del mondo litigare di continuo, mentre l’internazionale sovranista si organizza benissimo. Siamo partiti da quella stanchezza e dai commenti arrivati sotto la puntata precedente, e siamo arrivati ai soldi, di cui nel campo progressista si parla poco e malvolentieri, come se occuparsene fosse per forza un interesse individuale contrapposto a quello collettivo.

In mezzo passano Gramsci e l’ottimismo della volontà, il capitale culturale di Bourdieu, che decide chi sa di avere delle possibilità, la schadenfreude che ci fa sperare nel fallimento di chi ci somiglia, e alla fine arriviamo all’organizzazione e a una leadership diffusa che obbliga a pensare altri modi di gestire il potere invece di respingerlo.

FONTI E OPERE CITATE

  • Antonio Gramsci, «pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà», motto ripreso da Romain Rolland (L’Ordine Nuovo, 1920, e la lettera al fratello Carlo del dicembre 1929)

  • Di quale storia sui soldi facciamo parte, la newsletter di Maura del 20 luglio

  • Il nostro bisogno di sacro, la puntata del podcast sul sacro

  • La finestra di Overton, dal nome di Joseph Overton del Mackinac Center for Public Policy

  • Perché sappiamo tutto e non facciamo niente?, la puntata precedente

  • Banca d’Italia, Indagine sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti in Italia (IACOFI 2023), e OCSE/INFE, International Survey of Adult Financial Literacy 2023

  • Pierre Bourdieu e il capitale culturale, La distinzione. Critica sociale del gusto (Il Mulino)

  • La Schadenfreude è il piacere per le disgrazie altrui

  • James Hillman, Il potere. Come usarlo con intelligenza (Mondadori)

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