Pensare a noleggio con l'IA
Ieri il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad Anthropic di impedire l'accesso agli ultimi modelli di Claude già diffusi a chiunque non avesse la cittadinanza statunitense.
Ieri a tarda sera stavo, come al solito, armeggiando con Claude. Gli butto lì un’idea ancora storta che avevo avuto al mattino e che mi ero lavorato in mente durante il giorno. Non parto mai dalla pagina bianca chiedendo al modello di riempirmela perché non voglio diventare uno che si abitua a ricevere risposte preconfezionate invece di farsi delle domande. Molte delle prime ricerche scientifiche sull’argomento indicano proprio questo1: l’IA aiuta quando entra in un processo cognitivo già avviato e tende a impoverirlo quando lo sostituisce; e prendersi del tempo per pensare da soli prima di farlo con la macchina è una condizione essenziale per custodire una sovranità cognitiva nel tempo.
Comunque, dicevamo del rapporto con l’idea. Claude mi gira il suo feedback, io capisco alcune cose e allora riformulo e il modello rilancia, e a un certo punto salta fuori un pensiero che non avevo avuto prima di cominciare e che da solo, davanti al foglio, non mi sarebbe venuto.
Il pensiero si sviluppa a partire dal tentativo di non farmi dare ragione da un qualcosa strutturato appositamente per darmela, e la conversazione è il posto in cui succede. Insomma, Prompt Thinking. Ecco, ieri sera stavo facendo questo e a un certo punto il modello ha smesso di rispondere.
Non c’era più. Punto.
È finita la Fable
Cos’era successo l’ho saputo poco dopo: era stato il governo americano.
Tre giorni fa Anthropic aveva aperto al pubblico Fable 5, il modello più potente che avesse mai messo nelle mani della gente comune. Mythos, la versione più ampia e senza freni dello stesso modello, da aprile circolava solo dentro un programma a invito chiamato Project Glasswing riservato a poche decine di enormi aziende, operatori di infrastrutture critiche e allo stesso governo americano, che lo usavano per passare al setaccio il proprio codice, trovare le falle e ripararle.
Con Fable mi ci stavo trovando bene, al netto di alcuni limiti un po’ fastidiosi (su certi temi, soprattutto sicurezza informatica e biologia, rispondeva col freno a mano parecchio tirato). Poi ieri sera, venerdì 12 giugno alle 17.21 ora di New York (le nostre 23.21), abbiamo smesso tutti di poterlo usare.
Ironico per un modello il cui claim recitava Built for long-horizon work.
È stata opera del governo trumpiano, che aveva consegnato una direttiva di export control e ordinato ad Anthropic di sospendere l’accesso a Fable e alla sua versione riservata Mythos per qualsiasi cittadino non statunitense, ovunque si trovasse, dentro o fuori dagli Stati Uniti, compresi i dipendenti di Anthropic che non hanno il passaporto americano.
Applicare immediatamente una distinzione di cittadinanza dentro un servizio globale era impraticabile. L’effetto operativo dell’ordine, ha scritto Anthropic in una nota, è stato uno solo: spegnere entrambi i modelli per tutti, statunitensi inclusi.
E la società che ha appena presentato domanda di quotazione in Borsa sul mercato NASDAQ con una valutazione di 965 miliardi di dollari ha fatto capire agli americani che a lasciarli senza il modello era stato un ordine del loro stesso governo. Che poi è il modo più educato che ci sia per dire a chi ti ha dato l’ordine: ve la siete cercata, e adesso vi beccate anche il fastidio dei vostri cittadini.
Il governo del pensabile
Secondo la ricostruzione di Anthropic, all’origine dell’ordine c’era un possibile jailbreak, e uno si immagina chissà cosa. Il jailbreak in questione consisteva probabilmente in una richiesta al modello di leggere del codice e di correggerne i difetti. Le vulnerabilità così trovate, scrive l’azienda, erano poche e banali, del tipo che pure altri modelli pubblici scovano senza bisogno di alcun aggiramento, GPT-5.5 compreso. Il fatto è che capire un sistema abbastanza a fondo da aggiustarlo significa anche capirlo abbastanza a fondo da poterlo colpire. E, soprattutto, rendere indisponibile una capacità prima ancora di sapere come verrà usata significa decidere a monte quali facoltà possano entrare nella pratica del pensiero.
È, insomma, una forma di governo del pensabile. Noi di queste dinamiche scriviamo da un po’ e le chiamiamo con un nome, ipnocrazia, che indica un potere che ha smesso di occuparsi di quello che fai per occuparsi di quello che deve sembrarti possibile pensare. Di solito l’ipnocrazia è gentile, generosa addirittura, non vieta niente, ti suggerisce, ti riempie la testa di stimoli orientati invece di svuotartela e per questo non la vedi, perché ha la faccia dell’abbondanza e si traveste da libertà di scelta.
Lo spegnimento del 12 giugno sembra l’esatto contrario, ossia il divieto brutale al posto della seduzione morbida, e invece è la stessa identica cosa vista dall’altro lato. Perché tanto la suggestione che ti riempie la testa quanto il divieto che te la svuota lavorano un gradino prima della tua scelta, sulle condizioni di quello che puoi pensare. Una satura il campo e l’altro ne ritira un pezzo, ma tutti e due decidono il perimetro dentro cui ti muoverai prima ancora che tu ti muova.
Governano ciò che ti è possibile pensare. È un potere a monte: predispone il repertorio delle possibilità prima ancora che una posizione venga formulata.
Siamo abituati a pensare a questi modelli come ad attrezzi, cose che si prendono e si posano. Spegnerne uno sembra allora come togliere un cacciavite a qualcuno: una scocciatura, poi però se ne procura un altro e amen. Ma quando il pensiero avviene davvero dentro la conversazione con la macchina, quando un’idea nasce nel botta e risposta e una formulazione chiama la successiva, il modello diventa parte della stanza stessa: ne modifica l’acustica, la luce, le distanze, il genere di movimenti che puoi compiere.
La cosa nuova è questa: un ambiente può entrare nella parte più intima e quotidiana della formazione del pensiero e restare proprietà di qualcuno che può ritirarlo in un istante a milioni di persone. Ci abituiamo a pensarci dentro mentre l’interruttore continua a stare altrove.
Adesso, mi si dirà, è geopolitica: è la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, è il controllo americano sull’export. Certo. C’è il Dipartimento del Commercio che non vede Anthropic di buon occhio, c’è la Cina sullo sfondo, c’è la logica di potenza, e sarebbe ingenuo far finta di niente. Ma la geopolitica spiega perché l’interruttore esista e in quali mani si trovi; lascia da capire che cosa venga interrotto quando lo si abbassa. Quello che viene reso revocabile è
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