Cara Maura, sto riflettendo sul concetto che la lettura possa educare allâempatia, e in che modo eventualmente. Mi sono confrontata con il filosofo Fabio Gabrielli, durante un convegno destinato a medici, biologi eccetera. A domanda diretta, se lâempatia fosse âapprendibileâ, mi rispose che si potevano educare le persone a una certa gestualitĂ (le domande al paziente, il tono di voce, lâascolto, la stretta di mano, la pacca sulla spallaâŚ), ma lâempatia resta qualcosa di innato. Chi non ce lâha, non se la può dare. Anche il teatro offre imperdibili lezioni di empatia, ma la sostanza resta la stessa. Tornando alla lettura, personalmente non credo sia utile per unâeducazione empatica, ma sono convinta dellâeffetto benefico sulla persona. Sono convinta dei molteplici effetti benefici sulla persona.
Mi interrompo qui perchĂŠ mi stava venendo fuori un trattatoâŚđ
Una parentesi a proposito di empatia, non sono dâaccordo che è innata, ce lâhai o non ce lâhai. A mio parere lâempatia non è (solo) una qualitĂ innata, può essere una pratica intenzionale. Un atto pragmatico. Scegliere di stare in quella relazione, di ascoltare davvero, di sospendere il giudizio, anche quando è scomodo.
Lâempatia come muscolo della consapevolezza, che si allena con lâattenzione, con la presenza mentale, con la curiositĂ , con lâintenzione di comprendere invece che rispondere.
Non è solo facile e comoda, istintiva. Ă anche unâalternativa alle reazioni automatiche, istintive, spesso pigre
SĂŹ, credo sia possibile apprenderla, esercitarla, potenziarla, anche in chi è innata. Essere presenti in una relazione nel modo prezioso che lei descrive è un esercizio costante che richiede una dose adeguata di consapevolezza. E strumenti adeguati a mettere in atto questo tipo di azioni. In primis lâascolto.
Però questo tipo di competenza mentale, questa curiositĂ , questo desiderio di comprendere lâaltro io lo sperimento molto poco nella vita di tutti i giorni. Ma non si tratta soltanto di pigrizia: a volte io credo che alcune persone non riescano a percepire certe sfumature, perchĂŠ mancano di strutture emotive, logiche, culturali, per ragioni complesse (estrazione sociale, traumi, istruzione ecceteraâŚ). Ă quella che chiamiamo intelligenza emotiva, che va oltre lâempatia. Che non si acquisisce con una laurea, ed è complicata da trasmettere.
Io credo di essere diventata pessimista negli anni, ma di fronte al suo post di risposta mi interrogo su come si possa promuovere a tappeto una âginnasticaâ dellâempatiaâŚ
La ringrazio, perchĂŠ il suo messaggio mi ha fatto riflettere.
Mi è successo con alcuni libri di riuscire ad andare veramente in profondità . Ci riuscivo molto di piÚ quand'ero giovane, ora mi succede un po' meno spesso. Ricordo un viaggio in treno in cui mi sono immerso nella lettura di "All'ombra delle fanciulle in fiore", evidentemente Proust aiuta (o costringe). PiÚ recentemente mi è successo rileggendo "Le città invisibili" di Calvino.
Mi domando come educarli a questa esperienza di deep reading. Credo che alcune volte la sperimento ma, ascoltandoti, sento che può prevalere un approccio performative alla lettura, cioè quantità che qualità . A casa mi sono creata una sala del silenzio per leggere. Io sperimento alcune volte questo deep reading quando facciamo le nostre letture silenziose. Grazie!
Uno spunto molto stimolante. Lessi pochi mesi fa "lettore, vieni a casa", su indicazione di un video di Andrea. Rimasi rapito da quelle pagine che aggiunsero dimensioni al mio giĂ intimo atto di leggere. Ora che attraverso queste tue parole rinnovo il legame con la lettura e mi ripropongo di non viverla mai in modo scontato/ di non darla mai per scontato, mi sento tanto grato di poter vivere in questa vita questo vivificante dialogo con i libri/ con le vite degli altri.
A tal proposito mi è venuta voglia di rileggere "lettore, vieni a casa" e mi chiedevo se leggere "Proust e il calamaro" abbia senso avendo già letto il secondo in ordine di uscita.
Grazie Maura, hai espresso in parole ciò che provo quando sono immersa nella lettura, mi estraneo del tutto e spesso mi fermo a pensare ad occhi aperti.
Anche quando termino la lettura il mio cervello continua a produrre immagini e collegamenti, è meraviglioso e non riuscirei a farne a meno.
E poi, ascoltandoti parlare di questo, mi viene voglia di leggere. Non conosco Marianne Wolf e i suoi studi, ma faccio tesoro del suggerimento. Grazie!
Le tue riflessioni sono sempre molto stimolanti. Uno dei miei buoni propositi 2025 è quello di dedicare alla lettura molto piÚ tempo. Spero davvero di riuscirci
Si è davvero una sensazione bellissima quando entri nella lettura profonda perchÊ se succede e ti chiamano hai come la sensazione di uscire da un sogno! Dei testi di Wolf però non ne ero a conoscenza e mi ha fatto davvero piacere avere ora l' opportunità di approfondire! Grazie mille
sÏ, avevo sentito parlare di questo concetto... Questa sensazione di entrare nel "flusso" è uno dei motivi principali per cui leggo, non per imparare, non per dire di aver letto, neanche per intrattenermi: per il piacere di stare in quello stato di coscienza
Grazie Maura! Sempre interessante e illuminante ascoltarti. Sono d'accordo, la lettura profonda, anche per me è una sorta di meditazione. Quando capitano giornate troppo piene e non riesco a leggere ne sento la mancanza
No non lo conoscevo. Sono attratta da questo tipo di esperienza ma malgrado sia iscritta da piĂš di un mese, non riesco a partecipare. Mi distraggo molto e per questo ho fatto molta fatica a studiare da bambina e da ragazza e temo di non reggere un tempo cosĂŹ lungo di concentrazione. Ciao
Grazie come sempre Maura! Anche io ho notato due approcci ben distinti determinati piÚ che altro dalla mia disposizione oltre che dal testo. Purtroppo lavorando molte ore mi concedo poca lettura quotidianamente ma se non inizio la giornata leggendo, la giornata parte zoppa: come dici tu è per me una sorta di meditazione, mi permette di centrarmi e di entrare nel mondo con l'andatura giusta. Non è proprio un deep Reading, ma ha una qualità diversa rispetto alla lettura che mi concedo alla sera.
Cara Maura, sto riflettendo sul concetto che la lettura possa educare allâempatia, e in che modo eventualmente. Mi sono confrontata con il filosofo Fabio Gabrielli, durante un convegno destinato a medici, biologi eccetera. A domanda diretta, se lâempatia fosse âapprendibileâ, mi rispose che si potevano educare le persone a una certa gestualitĂ (le domande al paziente, il tono di voce, lâascolto, la stretta di mano, la pacca sulla spallaâŚ), ma lâempatia resta qualcosa di innato. Chi non ce lâha, non se la può dare. Anche il teatro offre imperdibili lezioni di empatia, ma la sostanza resta la stessa. Tornando alla lettura, personalmente non credo sia utile per unâeducazione empatica, ma sono convinta dellâeffetto benefico sulla persona. Sono convinta dei molteplici effetti benefici sulla persona.
Mi interrompo qui perchĂŠ mi stava venendo fuori un trattatoâŚđ
Una parentesi a proposito di empatia, non sono dâaccordo che è innata, ce lâhai o non ce lâhai. A mio parere lâempatia non è (solo) una qualitĂ innata, può essere una pratica intenzionale. Un atto pragmatico. Scegliere di stare in quella relazione, di ascoltare davvero, di sospendere il giudizio, anche quando è scomodo.
Lâempatia come muscolo della consapevolezza, che si allena con lâattenzione, con la presenza mentale, con la curiositĂ , con lâintenzione di comprendere invece che rispondere.
Non è solo facile e comoda, istintiva. Ă anche unâalternativa alle reazioni automatiche, istintive, spesso pigre
SĂŹ, credo sia possibile apprenderla, esercitarla, potenziarla, anche in chi è innata. Essere presenti in una relazione nel modo prezioso che lei descrive è un esercizio costante che richiede una dose adeguata di consapevolezza. E strumenti adeguati a mettere in atto questo tipo di azioni. In primis lâascolto.
Però questo tipo di competenza mentale, questa curiositĂ , questo desiderio di comprendere lâaltro io lo sperimento molto poco nella vita di tutti i giorni. Ma non si tratta soltanto di pigrizia: a volte io credo che alcune persone non riescano a percepire certe sfumature, perchĂŠ mancano di strutture emotive, logiche, culturali, per ragioni complesse (estrazione sociale, traumi, istruzione ecceteraâŚ). Ă quella che chiamiamo intelligenza emotiva, che va oltre lâempatia. Che non si acquisisce con una laurea, ed è complicata da trasmettere.
Io credo di essere diventata pessimista negli anni, ma di fronte al suo post di risposta mi interrogo su come si possa promuovere a tappeto una âginnasticaâ dellâempatiaâŚ
La ringrazio, perchĂŠ il suo messaggio mi ha fatto riflettere.
Mi è successo con alcuni libri di riuscire ad andare veramente in profondità . Ci riuscivo molto di piÚ quand'ero giovane, ora mi succede un po' meno spesso. Ricordo un viaggio in treno in cui mi sono immerso nella lettura di "All'ombra delle fanciulle in fiore", evidentemente Proust aiuta (o costringe). PiÚ recentemente mi è successo rileggendo "Le città invisibili" di Calvino.
Mi domando come educarli a questa esperienza di deep reading. Credo che alcune volte la sperimento ma, ascoltandoti, sento che può prevalere un approccio performative alla lettura, cioè quantità che qualità . A casa mi sono creata una sala del silenzio per leggere. Io sperimento alcune volte questo deep reading quando facciamo le nostre letture silenziose. Grazie!
Uno spunto molto stimolante. Lessi pochi mesi fa "lettore, vieni a casa", su indicazione di un video di Andrea. Rimasi rapito da quelle pagine che aggiunsero dimensioni al mio giĂ intimo atto di leggere. Ora che attraverso queste tue parole rinnovo il legame con la lettura e mi ripropongo di non viverla mai in modo scontato/ di non darla mai per scontato, mi sento tanto grato di poter vivere in questa vita questo vivificante dialogo con i libri/ con le vite degli altri.
A tal proposito mi è venuta voglia di rileggere "lettore, vieni a casa" e mi chiedevo se leggere "Proust e il calamaro" abbia senso avendo già letto il secondo in ordine di uscita.
Intanto, grazie!!
Ho comprato un libro di Wolf, lettore vieni a casa
Grazie Maura, hai espresso in parole ciò che provo quando sono immersa nella lettura, mi estraneo del tutto e spesso mi fermo a pensare ad occhi aperti.
Anche quando termino la lettura il mio cervello continua a produrre immagini e collegamenti, è meraviglioso e non riuscirei a farne a meno.
Maura, perdona il fuori tema... Non ho capito il nome della scrittrice di cui parli e che hai incontrato, che ha scritto un libro su Franco Battiato
E poi, ascoltandoti parlare di questo, mi viene voglia di leggere. Non conosco Marianne Wolf e i suoi studi, ma faccio tesoro del suggerimento. Grazie!
Le tue riflessioni sono sempre molto stimolanti. Uno dei miei buoni propositi 2025 è quello di dedicare alla lettura molto piÚ tempo. Spero davvero di riuscirci
Si è davvero una sensazione bellissima quando entri nella lettura profonda perchÊ se succede e ti chiamano hai come la sensazione di uscire da un sogno! Dei testi di Wolf però non ne ero a conoscenza e mi ha fatto davvero piacere avere ora l' opportunità di approfondire! Grazie mille
Grazie Maura sono sempre riflessioni interessanti quelle che ci proponi ( non conoscevo i testi di Wolf , li cercherò di certo )
sÏ, avevo sentito parlare di questo concetto... Questa sensazione di entrare nel "flusso" è uno dei motivi principali per cui leggo, non per imparare, non per dire di aver letto, neanche per intrattenermi: per il piacere di stare in quello stato di coscienza
Grazie Maura! Sempre interessante e illuminante ascoltarti. Sono d'accordo, la lettura profonda, anche per me è una sorta di meditazione. Quando capitano giornate troppo piene e non riesco a leggere ne sento la mancanza
No non lo conoscevo. Sono attratta da questo tipo di esperienza ma malgrado sia iscritta da piĂš di un mese, non riesco a partecipare. Mi distraggo molto e per questo ho fatto molta fatica a studiare da bambina e da ragazza e temo di non reggere un tempo cosĂŹ lungo di concentrazione. Ciao
Grazie come sempre Maura! Anche io ho notato due approcci ben distinti determinati piÚ che altro dalla mia disposizione oltre che dal testo. Purtroppo lavorando molte ore mi concedo poca lettura quotidianamente ma se non inizio la giornata leggendo, la giornata parte zoppa: come dici tu è per me una sorta di meditazione, mi permette di centrarmi e di entrare nel mondo con l'andatura giusta. Non è proprio un deep Reading, ma ha una qualità diversa rispetto alla lettura che mi concedo alla sera.
Grazie. Ă uno stimolo a provarci