Essere cringe, sentirsi osservati, avere bisogno dello sguardo altrui. E scoprire che una comunità può darci un posto e, nello stesso momento, impedirci di diventare altro.
Che bello rivedervi dopo tanto tempo! Devo dire che avete messo in fila una sensazione che ho da qualche anno, soprattutto in questo periodo dell'anno. Da insegnante questi sono i giorni in cui si pianificano le attività dei primi giorni, che per quanto riguarda le prime sono soprattutto attività "rompi ghiaccio". Mi sono resa conto che da 2-3 anni sono diventate delle attività sempre più difficili e meno partecipate!! I ragazzi non vogliono esporsi in alcun modo per questa benedetta fissa della "brutta figura" finisce che veramente si compromette la lezione! E sto parlando di attività che in passato funzionavano bene e divertivano i ragazzi.. questo atteggiamento in generale continua tutto l'anno. Io veramente vorrei capire come aiutarli questi ragazzi.. sono troppo spaventati dall'esprimere la loro opinione, anche quando viene richiesto loro come compito scolastico
Il fatto che le stesse attività che funzionavano tre anni fa oggi incontrino un muro dice che sono cambiate le condizioni in cui quei ragazzi vivono l'esposizione.
Per chi cresce dentro i social, ogni parola detta ad alta voce viene inconsciamente trattata come se fosse pubblicata: giudicabile da un pubblico indefinito, impossibile da cancellare. Quella logica ha colonizzato anche lo spazio fisico dell'aula, ed è diventata è una strategia di sopravvivenza.
Forse una strada è lavorare sulle condizioni che rendono l'esposizione meno minacciosa. Togliere il pubblico, per esempio, e ricostruire la fiducia nel fatto che uno spazio può essere davvero diverso da una piattaforma.
Eccomi, quante volte ho rinunciato a dire o fare qualcosa per paura di essere ridicola o incompetente. Poi io non solo ho paura del giudizio degli altri, ma anche de mio giudice interiore rispetto a me stessa. Grazie per questo podcast!
Il giudice interiore è spesso più spietato di qualsiasi tribunale esterno, e a volte ci liberiamo dal giudizio degli altri solo per scoprire che quello più feroce lo portiamo dentro.
Siete portatori di aria fresca!..da respirare a pieni polmoni.
Per il concetto di poter dire quello che si pensa, in modo assertivo, in alcuni ambienti, non ne vale proprio la pena. A me interessa il confronto e il dialogo, non "far capire". Mi piace lo scambio e la condivisione, nelle quali trovare nutrimento reciproco e conoscenza.
Pertanto, ammiro molto chi utilizza modi e parole per esprimersi e dire la propria, anche quando potrebbe essere una risposta difensiva, cioè dire senza dire "Stai al tuo posto".
Ciao Andrea e Maura e grazie per questo format! Argomento amplissimo. Non è solo e tanto la questione del giudizio a contare “secondo la mia opinione 😁”, ma quella dell’approvazione. Potrebbero apparire la stessa cosa ma credo abbiano sfumature diverse. In entrambi i casi non credo sia possibile '“fregarsene” del giudizio altrui, così come rinunciare in toto all’approvazione. Come giustamente dice Maura, ne abbiamo bisogno. Il punto allora potrebbe diventare capire dove quel giudizio espresso o quell'approvazione attesa ci impediscono di farci fiorire. Se è così, allora è bene lavorare per provare ad essere più indipendenti. Se invece il giudizio e l'approvazione diventano ”occhi” in più che possono orientarci nella scoperta di ciò che ci fa stare bene davvero, allora che siano entrambi benvenuti 😊
La distinzione che fai tra giudizio e approvazione è esattamente il punto che avremmo voluto approfondire di più (ma come abbiamo detto non potevamo esaurire la questione) e la domanda è proprio dove queste due forze ci impediscono di fiorire e dove invece diventano orientamento. Il problema è non riuscire più a distinguere tra gli sguardi che ci nutrono e quelli che ci paralizzano.
Esattamente. E, a mio parere, riuscire è una questione di propriocezione. Come nello sport o, ad esempio, nel canto (che è il mio ambito quindi il paragone mi viene più facile). Se sento come lavorano le corde, so come modificarne il movimento in funzione del risultato che voglio ottenere. Allora stesso tempo, se conosco come lavora la mia mente, cosa mi fa sentire giudicata e perché, nonché quali siano le motivazioni profonde per cui sto ricercando approvazione, posso essere un pochino più brava a distinguere lo sguardo che mi paralizza da quello che mi nutre. Ma, come nel canto, ci vuole una pratica costante ed essere consapevoli del funzionamento non basta a far funzionare realmente le cose 😉
Bello rivedervi in video, grazie per questa novità.
Quando all'inizio Andrea parlava di affinare l'arte oratoria per esprimere giudizi, mi sono venuti in mente i frastimi sardi di cui scrive Michela Murgia in "Lezioni sull'odio". Apparentemente una maledizione molto cruda, anche spietata, ma con un sottotesto fortemente educativo e formativo.
Bello iniziare la settimana con una riflessione che accompagna tutta la settimana. Grazie ancora!
Non più tardi di ieri mattina, pensando al vostro precedente podcast di Storie di filosofia, che per me è un must, ho proprio pensato che avrei avuto voglia di sentirvi ancora e eccovi qua, in video per di più!
Ho trovato interessante ( che può essere uno di quegli incipit per l'insulto mascherato ahaha) l'accostamento del tema del giudizio e autenticità con il verbo ' guardare ' ' osservare ', che implica l'uso di uno dei nostri sensi, la vista. Io, miope, sto nel mio limite di visione sfocata proprio per vivere il giudizio e l'autenticità in modo più sereno, come una grande muraglia con sentinelle che guardano l'ospite arrivare e lo annunciano per tempo alla regina nella torre. Quindi poi le ' sviste ' e il loro raccontare i fatti a loro modo. Quanto il nostro sistema nervoso e percettivo può essere struttura ma anche parte di quel divenire dell'idea che si fa pensiero e giudizio. Non si smette mai di diventare?
bellissima idea e sorpresa in questo scorcio di fine estate.
Tra l'altro ieri mi sono "sparata" tutte le puntate della mini serie su Mario Tobino e la libera trasposizione dal bellissimo "le libere donne di Magliano".. e al di là degli aspetti di pura fiction, ci sarebbe tanto da riflettere su quanto ci importi e quanto sia *ontologico* il giudizio degli altri.
mamma mia come mi sono riconosciuta nel discorso del diventare adulto quando ci si accirge di tutto quello che non puoi più diventare.
Che bello rivedervi dopo tanto tempo! Devo dire che avete messo in fila una sensazione che ho da qualche anno, soprattutto in questo periodo dell'anno. Da insegnante questi sono i giorni in cui si pianificano le attività dei primi giorni, che per quanto riguarda le prime sono soprattutto attività "rompi ghiaccio". Mi sono resa conto che da 2-3 anni sono diventate delle attività sempre più difficili e meno partecipate!! I ragazzi non vogliono esporsi in alcun modo per questa benedetta fissa della "brutta figura" finisce che veramente si compromette la lezione! E sto parlando di attività che in passato funzionavano bene e divertivano i ragazzi.. questo atteggiamento in generale continua tutto l'anno. Io veramente vorrei capire come aiutarli questi ragazzi.. sono troppo spaventati dall'esprimere la loro opinione, anche quando viene richiesto loro come compito scolastico
Il fatto che le stesse attività che funzionavano tre anni fa oggi incontrino un muro dice che sono cambiate le condizioni in cui quei ragazzi vivono l'esposizione.
Per chi cresce dentro i social, ogni parola detta ad alta voce viene inconsciamente trattata come se fosse pubblicata: giudicabile da un pubblico indefinito, impossibile da cancellare. Quella logica ha colonizzato anche lo spazio fisico dell'aula, ed è diventata è una strategia di sopravvivenza.
Forse una strada è lavorare sulle condizioni che rendono l'esposizione meno minacciosa. Togliere il pubblico, per esempio, e ricostruire la fiducia nel fatto che uno spazio può essere davvero diverso da una piattaforma.
“Secondo la mia opinione” è un grande podcast, mi è piaciuto tantissimo. Grazie!
Grazie! :)
Eccomi, quante volte ho rinunciato a dire o fare qualcosa per paura di essere ridicola o incompetente. Poi io non solo ho paura del giudizio degli altri, ma anche de mio giudice interiore rispetto a me stessa. Grazie per questo podcast!
Il giudice interiore è spesso più spietato di qualsiasi tribunale esterno, e a volte ci liberiamo dal giudizio degli altri solo per scoprire che quello più feroce lo portiamo dentro.
Ah bene il lunedì mattina migliora notevolmente con questo podcast! Grazie
Siete portatori di aria fresca!..da respirare a pieni polmoni.
Per il concetto di poter dire quello che si pensa, in modo assertivo, in alcuni ambienti, non ne vale proprio la pena. A me interessa il confronto e il dialogo, non "far capire". Mi piace lo scambio e la condivisione, nelle quali trovare nutrimento reciproco e conoscenza.
Pertanto, ammiro molto chi utilizza modi e parole per esprimersi e dire la propria, anche quando potrebbe essere una risposta difensiva, cioè dire senza dire "Stai al tuo posto".
Grazie per essere tornati!
Ciao Andrea e Maura e grazie per questo format! Argomento amplissimo. Non è solo e tanto la questione del giudizio a contare “secondo la mia opinione 😁”, ma quella dell’approvazione. Potrebbero apparire la stessa cosa ma credo abbiano sfumature diverse. In entrambi i casi non credo sia possibile '“fregarsene” del giudizio altrui, così come rinunciare in toto all’approvazione. Come giustamente dice Maura, ne abbiamo bisogno. Il punto allora potrebbe diventare capire dove quel giudizio espresso o quell'approvazione attesa ci impediscono di farci fiorire. Se è così, allora è bene lavorare per provare ad essere più indipendenti. Se invece il giudizio e l'approvazione diventano ”occhi” in più che possono orientarci nella scoperta di ciò che ci fa stare bene davvero, allora che siano entrambi benvenuti 😊
La distinzione che fai tra giudizio e approvazione è esattamente il punto che avremmo voluto approfondire di più (ma come abbiamo detto non potevamo esaurire la questione) e la domanda è proprio dove queste due forze ci impediscono di fiorire e dove invece diventano orientamento. Il problema è non riuscire più a distinguere tra gli sguardi che ci nutrono e quelli che ci paralizzano.
Esattamente. E, a mio parere, riuscire è una questione di propriocezione. Come nello sport o, ad esempio, nel canto (che è il mio ambito quindi il paragone mi viene più facile). Se sento come lavorano le corde, so come modificarne il movimento in funzione del risultato che voglio ottenere. Allora stesso tempo, se conosco come lavora la mia mente, cosa mi fa sentire giudicata e perché, nonché quali siano le motivazioni profonde per cui sto ricercando approvazione, posso essere un pochino più brava a distinguere lo sguardo che mi paralizza da quello che mi nutre. Ma, come nel canto, ci vuole una pratica costante ed essere consapevoli del funzionamento non basta a far funzionare realmente le cose 😉
Bello rivedervi in video, grazie per questa novità.
Quando all'inizio Andrea parlava di affinare l'arte oratoria per esprimere giudizi, mi sono venuti in mente i frastimi sardi di cui scrive Michela Murgia in "Lezioni sull'odio". Apparentemente una maledizione molto cruda, anche spietata, ma con un sottotesto fortemente educativo e formativo.
Bello iniziare la settimana con una riflessione che accompagna tutta la settimana. Grazie ancora!
È esattamente quel terreno dove il giudizio smette di essere paralisi e diventa arte. Grazie del riferimento, da rileggere.
che bellooo! è bello ascoltarvi!
Meraviglia!
Non più tardi di ieri mattina, pensando al vostro precedente podcast di Storie di filosofia, che per me è un must, ho proprio pensato che avrei avuto voglia di sentirvi ancora e eccovi qua, in video per di più!
Grazie! Con voi è sempre un’armonia di contrari
Ho trovato interessante ( che può essere uno di quegli incipit per l'insulto mascherato ahaha) l'accostamento del tema del giudizio e autenticità con il verbo ' guardare ' ' osservare ', che implica l'uso di uno dei nostri sensi, la vista. Io, miope, sto nel mio limite di visione sfocata proprio per vivere il giudizio e l'autenticità in modo più sereno, come una grande muraglia con sentinelle che guardano l'ospite arrivare e lo annunciano per tempo alla regina nella torre. Quindi poi le ' sviste ' e il loro raccontare i fatti a loro modo. Quanto il nostro sistema nervoso e percettivo può essere struttura ma anche parte di quel divenire dell'idea che si fa pensiero e giudizio. Non si smette mai di diventare?
Bellissima questa cosa della miopia come filtro che protegge!
Siete fantastici e deliziosamente umani 🥹 bello ascoltarvi. Abbiamo bisogno di confronti così: aperti, leggeri e profondi allo stesso tempo.
bellissima idea e sorpresa in questo scorcio di fine estate.
Tra l'altro ieri mi sono "sparata" tutte le puntate della mini serie su Mario Tobino e la libera trasposizione dal bellissimo "le libere donne di Magliano".. e al di là degli aspetti di pura fiction, ci sarebbe tanto da riflettere su quanto ci importi e quanto sia *ontologico* il giudizio degli altri.
Ahahaha mi fate morire
Avanguardia pura il set!
Mancano solo 16 lunedì a Natale??
Bello ascoltarvi