Ciao!
Rieccoci con la nostra newsletter - formato old style - in cui ti consigliamo libri, film e canzoni, e ti aggiorniamo sul nostro calendario.
Da leggere
Per Edizioni Tlon, nella collana Urano, è uscita una piccola perla: Conversazioni con la macchina di Valentina Tanni, storica dell’arte contemporanea e docente.
La domanda centrale del suo libro è la seguente: È possibile instaurare un rapporto fra umano e macchina al di là dello schema servo-padrone? È la domanda al centro di vari articoli di questa newsletter, e Tanni guida alla scoperta di esperienze artistiche che sperimentano come coabitare con le macchine in modi creativi, critici e imprevedibili: non più strumenti passivi né temibili sostituti, ma partner, specchi, alter ego.
«Conversazioni con la macchina sfida la retorica dominante che considera le IA come rivali, dischiudendo pratiche alternative di relazione creativa, in cui umani e macchine si alleano e danno vita a un dialogo inedito. Il vero pericolo non è la macchina in sé ma il paradigma di dominio che la governa, e l’arte si rivela una lente preziosa per ripensare il nostro futuro insieme alla vita artificiale».
Da giocare
Consiglio per i genitori (i ragazzi lo sanno già): è appena uscito Split Fiction, videogioco d’azione e avventura sviluppato da Hazelight Studios, gli stessi di quell’It takes two che abbiamo caldissimamente consigliato qui in newsletter qualche anno fa.
La trama di Split Fiction – due scrittrici, una di fantasy e una di sci-fi, intrappolate nei propri mondi immaginari che al contempo cercano di liberare– è un’immagine efficace del rapporto che sviluppiamo con le storie che ci abitano. Ma, anche stavolta come nel gioco precedente, è il sistema co-operativo a essere meraviglioso: è un continuo esercizio di fiducia e sincronia tra giocatori. Si gioca in due, mezzo schermo ciascuno, e nessuno può avanzare da solo: bisogna sempre co-creare soluzioni in presenza dell’altro. Anche nelle dinamiche più caotiche – come combattere in un mondo cyberpunk o domare draghi in un regno fantasy, o - spoiler - impersonando, in una mini-sottostoria memorabile quanto assurda, suini che emettono strabilianti peti arcobaleno.
Da vedere
Qui Andrea: se a Split Fiction sto giocando con mio figlio di undici anni, la serie che vi raccomandiamo l’ho vista con mia figlia di quattordici, e ne è valsa la pena. È difficile non aver sentito parlare in questi giorni di Adolescence ma, se così fosse, eccoci qui. Questa miniserie britannica, uscita il 13 marzo su Netflix, segue la storia di Jamie Miller, un tredicenne accusato dell’omicidio di una compagna di classe. Il piano sequenza di ciascuna delle quattro puntate come scelta estetica diventa una metafora perfetta della continuità tra l’interno e l’esterno, tra ciò che accade nei gesti minimi dei personaggi e la pressione invisibile del mondo che li circonda. Adolescence non interrompe mai la tensione, come non concede tregua la costruzione spesso caotica di sé nell’adolescenza.
Non è solo un dramma narrativo, ma un laboratorio etico ed esistenziale che obbliga a interrogarsi sul ruolo del contesto sociale e tecnologico nella formazione del sé, e sulla deriva della responsabilità quando l’orizzonte esistenziale si spezza. Un racconto che inquieta, non consola e, proprio per questo, è necessario.
Da ascoltare
Con gli Eugenio in Via di Gioia abbiamo un rapporto speciale. Tre anni fa presentammo a Milano il loro disco precedente Amore e rivoluzione, e con Eugenio abbiamo spesso fatto incontri pubblici insieme, tra musica e filosofia (l’ultima volta è stato ospite del Carnevale di Putignano, la cui direzione filosofica è di Andrea).
È appena uscito L’amore è tutto, il loro ultimo disco, ed è allegro, dolce e bizzarro, come del resto è stata l’iniziativa che hanno ideato per raccontarlo: grazie a una piattaforma cloud per il suono immersivo, che permette di aprire a qualsiasi latitudine piccoli cerchi di 5 metri di diametro in cui poter ascoltare contenuti sonori, hanno organizzato i preascolti di questo nuovo album in oltre una ventina di siti nel mondo come la Tokyo Tower, la Porta di Brandeburgo o il Giardino Botanico di Chicago. Il nostro pezzo preferito del disco: Stammi lontano.
Stammi lontano ma non andare via
Dicevi ridendo
Stammi vicino senza dimostrare che
A questa festa io non centro niente
Non è facile
Me ne rendo conto adesso
Sentirsi parte del contesto
Non è facile
Me ne rendo conto adesso
Non aver paura di perdersi tra le persone
Non piacere agli altri
Non riuscire a stare soli
Calendario
Si sono liberati alcuni posti per l’incontro di Cimiterologia Memento mori di domani, domenica 23 marzo, al Cimitero Acattolico di Roma.
Ore 10.30, ingresso libero, prenotazioni qui.Sempre domani, ma alle 20 torna la Lettura silenziosa con Maura su Substack. Si tratta di una live di lettura di due ore, durante la quale si legge insieme. Qui una puntata del podcast estemporaneo di Maura per approfondire.
Il 25 marzo all’Università di Foggia Andrea presenta il libro Ipnocrazia di Jianwei Xun, insieme alla professoressa Giusi Toto e con un videomessaggio dell’autore. Ore 14.30, prenotazioni qui.
Il 25 alle 21 si terrà, invece, l’incontro del BookClub della Tlonletter, per gli abbonati e le abbonate. Libro del mese: Ivan Osokin di P. D. Ouspensky.
Il 27 marzo alle ore 18.30 alla Libreria Feltrinelli di Largo di Torre Argentina, a Roma, Maura parteciperà alla presentazione del libro Le parole sono uno sciame d'api, raccolta a cura di Loredana Lipperini, in cui è presente un suo racconto inedito. Info qui.
Il 29 marzo alle 18 saremo ospiti dell’UNESCO Youth Camp, con una lectio su La cultura al tempo dell’AI presso la Sala Tamagni di San Gimignano. Prenotazioni qui.
Il 4 aprile sarà il nostro Xun day: dedicheremo la giornata allo scrittore cinese, autore di Ipnocrazia. Presto novità.
Dico “ne è valsa la pena” perché, al netto della maestria tecnica e dei temi complessi, Adolescence in alcuni punti sembra andare a sbattere su se stessa, e mi ha annoiato in più di un’occasione. Ma quella stanchezza è una precisa scelta stilistica, figlia anche del perenne piano sequenza, che fa parte del pacchetto.
A mio parere l’estetica delle immagini è un aspetto rilevante, rappresenta con efficacia un’assenza di “carattere”, di identità. Gli ambienti, il loro arredo, i corpi e i vestiti indossati, la luce costantemente nella stessa tonalità, i contorni sfuocati, le inquadrature del paesaggio monocorde, un’uniformità che contrasta fortemente con l’intensità della tensione che invade lo svolgersi dell’intero racconto.
Alcuni momenti sconcertano per la loro efficacia narrativa come il pluricitato colloquio con la psicologa che raggiunge una profondità dolorosa e faticosa da attraversare.
Da vedere e forse da rivedere.