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Maura ha sbancato in Cina e non lo sa

La storia, eccezionale veramente, del viaggio di "Fú měi yì", la versione cinese di "Specchio delle mie brame", che è diventato ben più di un caso editoriale

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Tlon
mar 03, 2026
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Stanotte, per ragioni anche a me oscure, ho cercato un libro di Maura tradotto in cinese.

Sapevo che Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza (Einaudi, 2021) era uscito in Cina nel febbraio 2024 con il titolo 服美役, Fú měi yì, e aveva esordito abbastanza bene.1

Sapevo poco altro. Non leggo il cinese, non frequento le piattaforme digitali cinesi, e in generale il mercato editoriale cinese è, da qui, molto difficile da sondare.

Stanotte però mi è preso lo schiribizzo di andare più a fondo, e ho scoperto che a partire dal libro di Maura è nato in Cina un evento culturale di proporzioni che faccio ancora fatica a comprendere e che provo a mettere in fila, sapendo che il racconto resterà incompleto.

Il ribaltamento del titolo

Anzitutto, il traduttore del libro Zhang Yifei ha compiuto un’operazione eccellente. Il titolo originale italiano è una citazione dalla fiaba di Biancaneve: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” Lui ha buttato via tutto, ha preso il sottotitolo (la prigione della bellezza) e ha scelto tre caratteri: 服美役. Fú měi yì.

服 (Fú) significa servire, sottostare a un obbligo. È lo stesso carattere che si usa in 服兵役, “prestare il servizio militare obbligatorio”.
美 (měi) significa bello, bellezza.
役 (yì) significa leva, corvée, servizio forzato.
Tre caratteri che dicono: Servire la leva obbligatoria della bellezza2. Le donne prestano servizio nella leva della bellezza come i soldati prestano il servizio nella leva militare. Il corpo femminile è arruolato in un esercito che non ha scelto di servire, secondo standard che non ha contribuito a definire, per una guerra che arricchisce altri. Il termine esisteva prima del libro, circolava in forma embrionale nelle comunità femministe online cinesi, nei gruppi Douban, nel vocabolario del movimento 6B4T di derivazione sudcoreana. Ma con il lavoro di Maura è stato “introdotto nel discorso globale, costruendo la cornice teorica che l’ha trasformato da slang di nicchia in categoria analitica”.

Il testo a destra recita: “Questo libro potrebbe ferirti, ma risveglierà sicuramente la tua coscienza femminista”.

I numeri, e il resto (soprattutto il resto)

Incrociando le decine di migliaia di valutazioni dirette del libro sulle piattaforme Douban e WeRead con i coefficienti medi di conversione del mercato editoriale cinese, la diffusione stimata del saggio si colloca tra le 100.000 e le 180.000 copie.3

Ma i numeri sono la parte meno interessante della storia. La parte interessante è cosa è successo al concetto, che ha una voce su Wikipedia in cinese, in cui è citata Maura e il suo libro.
Concetto che ha anche una voce su Baidu, l’enciclopedia più consultata in Cina.
Come il libro stesso.
Come la stessa Maura, del resto (che al momento non ne sa nulla, e dorme).4

La pagina su Maura di Baidu.

Storie di diserzione: rasature e uniformi

Il termine ha generato il proprio contrario dialettico: 脱美役, che significa “disertare dalla leva della bellezza”, “congedarsi dal servizio estetico obbligatorio”. 脱 è togliersi, sottrarsi, liberarsi. Le donne che si rasano i capelli, smettono di truccarsi, rifiutano i tacchi sono disertrici. Come quella ragazza di sedici anni che dopo il gaokao (l’esame di maturità cinese)

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