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L'etica dell'alabarda spaziale

Perché Goldrake e gli altri protagonisti dei cartoni giapponesi annunciavano i propri colpi migliori

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lug 15, 2026
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Il 4 aprile 1978 la seconda rete Rai mandò in onda un principe alieno che, prima di colpire, avvisava sempre.
«Alabarda spaziale!», gridava Actarus dentro Goldrake1, e l’arma partiva un istante dopo l’annuncio, ossia quando qualunque nemico dotato di orecchie e riflessi avrebbe dovuto trovarsi già altrove. Eppure nessuno si spostava, mai.

Actarus non era l’unico a nominare la propria mossa: Mazinga dichiarava il Pugno a Razzo mentre il pugno era ancora attaccato al braccio2, i gemelli Derrick di Holly e Benji battezzavano «catapulta infernale»3 un tiro congiunto che avrebbe funzionato benissimo anche in silenzio, e per vent’anni il pomeriggio televisivo italiano fu, senza che nessuno lo dichiarasse, un lungo seminario sul perché la forza, in quei mondi, doveva necessariamente pronunciarsi prima di essere esercitata.

Perché non picchiavano e basta?

Il primo strato della risposta è economico. L’animazione televisiva seriale giapponese si sviluppò sotto vincoli economici strettissimi: per star dentro a budget e scadenze settimanali gli studi svilupparono l’animazione limitata e il cosiddetto bank system, l’archivio di sequenze pregiate: le trasformazioni e i colpi risolutivi venivano realizzati una volta e riutilizzati identici in più episodi4. Una convenzione così solida che più di un decennio dopo Sailor Moon la eseguiva ancora identica, con il cambio d’abito d’archivio e tutta la formula pronunciata ogni volta per intero5.

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