La magnifica enciclica del Papa sull'intelligenza "coltivata"
Leone XIV legge l’intelligenza artificiale come una nuova questione sociale: qualcosa che cresce tra noi e ci modifica, e che dobbiamo disarmare
Dopo aver ascoltato la presentazione nell’Aula del Sinodo e aver finito di leggere l’enciclica di Leone XIV, il cui sottotitolo è Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, ho la fortissima sensazione che si tratti di un testo storico, che mi auguro venga letto e capito davvero.
Che uno sia cattolico o ateo, agostiniano o gesuita (o spinoziano come il sottoscritto), poco importa: questo testo e la dottrina sociale che ne deriva sono fondamentali per capire che cosa ci sta accadendo mentre affidiamo alla tecnica una parte crescente del linguaggio, del giudizio e dell’immaginazione, e cosa possiamo fare concretamente per praticare una terza via oltre la tecnomania e la tecnofobia.
Per spiegarne la portata è utile partire da una parola usata al paragrafo 98 di Magnifica humanitas, che Leone XIV lascia cadere quasi di sfuggita: coltivare. Scrive che
«le moderne intelligenze artificiali sono più “coltivate” che “costruite”»1
poiché gli sviluppatori «non ne pr…
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