La Grande Stanchezza al Salone del Libro
Al Salone del Libro di Torino quest’anno c’è gente, c’è cura, c’è un’ottima organizzazione. Eppure si respira qualcosa che potremmo chiamare intellectual fatigue, ossia l’esaurimento della capacità di pensiero critico, di elaborazione intellettuale e di impegno cognitivo dopo un lungo periodo di sforzo mentale senza risultati. Una stanchezza che ha colonizzato lo sguardo della sinistra italiana, e che ha tutto il sapore della resa.
Non è la normale fatica dopo giorni di presentazioni e incontri. È un esaurimento più profondo, esistenziale, che il Salone semplicemente svela. Lo si legge negli occhi dei protagonisti della cultura mentre svolgono le proprie funzioni con la meccanicità di chi ha ripetuto lo stesso gesto troppe volte. Presentano libri, partecipano a dibattiti, firmano copie, ma lo fanno come automi programmati per simulare un impegno in cui non credono più.
Il punto è che non ci crede fino in fondo più nessuno. Hanno perso più o meno tutti la convinzione che si possa davvero…
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