Il mondo sussurra. Sai ancora ascoltarlo?
Tokarczuk, Pasolini e il problema di chi decide cosa conta come verità
“A un certo punto nella nostra vita iniziamo a vedere il mondo a pezzi, tutto separato, in piccoli frammenti che sono galassie distanti l’uno dall’altro, e la realtà in cui viviamo continua a confermarlo: i medici ci curano per specialità, le tasse non hanno connessione con la spalatura della neve sulla strada che percorriamo per andare al lavoro, il nostro pranzo non ha niente a che fare con un enorme allevamento intensivo, né la nostra maglietta nuova con una fabbrica fatiscente da qualche parte in Asia. Tutto è separato da tutto il resto, tutto vive a parte, senza nessuna connessione.”
Quello che hai appena letto è un brano del discorso che Olga Tokarczuk tenne a Stoccolma nel dicembre 2019, quando ritirò il Nobel per la Letteratura.
Raccontò che quando era bambina credeva che gli oggetti avessero dei problemi e delle emozioni, che gli animali fossero creature sagge e consapevoli legate a noi da un vincolo spirituale, che i fiumi e le foreste e le strade avessero la loro esistenza. “L’intero mondo visibile e invisibile”, scrisse. Non riusciva a ricordare quando avesse cominciato a dubitarne, il momento in cui tutto era cambiato e in cui il sussurro del mondo si era spento.
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