Ehilà,
Rieccoci con la nostra newsletter di consigli.
Da qualche mese (l’avrai già notato) la Tlonletter ha cambiato passo. Scriviamo più spesso: più riflessioni su quello che accade nel mondo, sulla filosofia, sulla cura di sé, su tutto ciò che ci sembra meriti spazio e attenzione.
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E adesso, i consigli di questa settimana.
Da guardare
The AI Doc: Or How I Became an Apocaloptimist - Daniel Roher e Charlie Tyrell, Stati Uniti, 2026
Daniel Roher, che ha vinto l’Oscar con Navalny, sta per diventare padre e decide di usare quella condizione come strumento d’indagine: attraversa il boom dell’intelligenza artificiale chiedendo a chi la costruisce e a chi la teme che mondo erediterà suo figlio. La lista di chi risponde è la ragione principale per cui il film esiste e vale la pena vederlo: Sam Altman e Ilya Sutskever, Demis Hassabis, Dario e Daniela Amodei da una parte; Yoshua Bengio, Eliezer Yudkowsky, Timnit Gebru, Emily M. Bender, Tristan Harris e Aza Raskin, Yuval Noah Harari dall’altra.
Il neologismo del titolo è anche la conclusione: Roher si dichiara apocaloptimist, uno che tiene gli occhi aperti sulle nubi gonfie e continua a scommettere sulla luce.
Variety l’ha giudicato spaventoso e necessario, l’Hollywood Reporter ne ha lodato l’inventiva visiva e il ritmo, IndieWire ha apprezzato che Roher non pretenda mai di avere capito del tutto l’intelligenza artificiale (memo: per distinguere chi ha capito qualcosa dell’IA da chi non ci ha capito niente, basta chiedergli se sul tema ha tutto chiaro. Se risponderà “sì”, vorrà dire che non ha capito niente).
William Bibbiani su TheWrap ha invece scritto che il film mette i costruttori e i critici sullo stesso piano senza dire che i primi hanno un gigantesco conflitto d’interessi, e che approda a una morale in cui tutti hanno un po’ ragione e ciascuno fa del suo meglio. Insomma, vale la pena guardarlo tenendo presente proprio questa frattura, perché la posizione dell’apocalottimista - molto affascinante, va detto - è il vero oggetto in esame. Si trova già a noleggio su diverse piattaforme; dal 15 settembre sarà disponibile su Netflix.
Da leggere
Il lavoro senza di noi, Filippo Lubrano, Edizioni Tlon
Molti di noi potrebbero far parte dell’ultima generazione costretta a lavorare per vivere, spiega Lubrano. Da questa considerazione il libro non va dove andrebbe un pamphlet, cioè verso la consolazione o l’allarme, ma si dirige verso le conseguenze pratiche, che sono quelle che rendono il tema scomodo: se una parte crescente del lavoro viene svolta altrove, da sistemi che non chiedono salario, la questione è cosa resta dell’identità di ciascuno, visto che da due secoli rispondiamo alla domanda su chi siamo dicendo che mestiere facciamo. Lubrano indica come strada il reddito universale come condizione perché le persone possano spostarsi verso ciò che le macchine non minacciano, e chiude sulla parte che pesa di più: siamo ancora, per poco, nella fase in cui possiamo scegliere se l’automazione serve noi o qualcun altro.
Ingegnere, laureato a Pisa, MBA a Torino, otto anni in Iveco con incarichi internazionali, oggi guida Metaphora Lab, che sviluppa realtà virtuale e intelligenza artificiale applicate alla sicurezza, insegna IA generativa alla H-Farm AI Business School e all’Università di Bologna e ha già pubblicato Antropologia per Intelligenze Artificiali. Le pagine più utili del libro (di cui siamo i fieri editori) nascono dalle sue missioni di studio in Cina, dove porta delegazioni di imprenditori a vedere cosa sta già accadendo con la robotica umanoide: la differenza tra chi discute di automazione e chi l’ha guardata funzionare è tutta lì.
L’11 settembre Lubrano sarà al festival TERRA!, alla Città dell’Altra Economia, per l’incontro La passione non paga l’affitto, insieme a Niccolò Fettarappa e Dargen D’Amico (ne parliamo più giù).
È disponibile in preordine qui, esce il 9 settembre.
Da ascoltare
Il Primo Grande Disco di Lumiero
Lumiero canta la periferia con gli strumenti della chanson e dell’exotica anni Sessanta, valzer e atmosfere da palcoscenico, con arrangiamenti composti e prodotti da Marquis che gli costruiscono attorno l’atmosfera della canzone italiana da 45 giri dei primi anni Sessanta, quella delle estati del boom economico e del crooner da balera che canta cose tristi in tempo allegro: la coordinata culturale più prossima resta Paolo Conte per l’ironia e la teatralità.
Otto brani, e quel che tiene insieme La Tua Amica Più Cara, Un Letto Per Tre, Corteggiamento Lento e Come Fossi Estate è da una parte un iper-romanticismo dichiarato e dall’altra un’irriverenza che gli permette di non diventare appiccicoso. Bell’esordio, da ascoltare in macchina fingendo di trovarsi in uno strano 1966.
Niente di me - Anna Castiglia
Ho duecento matrimoni all’attivo
per tutte le cause che ho sposato,
e adesso non so più niente di me.
Anna Castiglia lo canta senza autocommiserazione, con l’ironia di chi ha capito che a un certo punto l’identità diventa il curriculum delle cause abbracciate. “Niente di me” è una risposta provocatoria all’ansia da prestazione: smettere di rincorrere approvazioni, giudizi e certificati di maturità, smontare la finzione dei rapporti d’occasione e la trappola di dover apparire sempre coerenti agli occhi degli altri. Il rovesciamento sta nel titolo, perché non sapere più chi si è viene rivendicato come libertà invece che confessato come smarrimento: è quello che succede quando si smette di considerare la propria vita un task da completare.
Castiglia è siciliana, con lei abbiamo felicemente dialogato nella scorsa edizione del Festival del Pensare Contemporaneo di Piacenza, di cui curiamo la direzione filosofica (che torna dal 24 al 27 settembre: qui il programma, ne parleremo domenica prossima), ha vinto la Targa Tenco per la migliore opera prima con MI PIACE.
Questo pezzo anticipa il suo prossimo disco La paura in tasca, che uscirà il 25 settembre.
Calendario della settimana
Domenica 6 settembre - Arona, Festival Teatro sull’Acqua
Andrea e Maura, ore 18:30, Piazza San Graziano. Con Dacia Maraini, sedicesima edizione, incontro su Botanica della meraviglia. Ingresso gratuito.
Da lunedì 7 a domenica 13 settembre - Roma, TERRA! (Città dell’Altra Economia, Testaccio)
Lo Spazio Tlon dentro la festa nazionale di Alleanza Verdi Sinistra, un incontro al giorno, ore 18:00:
lunedì 7, ore 18:00 - Come restare umani (mafie e migrazioni), con Marco Omizzolo, Valerio Nicolosi e don Ciotti, conduce Andrea
martedì 8, ore 18:00 - L’illusione del nucleare (nucleare e rinnovabili), con Giuseppe Onufrio di Greenpeace, Gianni Silvestrini in collegamento ed Eugenio Cesaro degli Eugenio in Via di Gioia, conduce Maura
giovedì 10, ore 18:00 - Adolescenza, educazione e vita online, con Celeste Costantino, Francesco Marino, Murubutu, Stefano Ciccone e Serena Mazzini, conduce Maura
venerdì 11, ore 18:00 - La passione non paga l’affitto (lavoro, precariato e vocazione), con Niccolò Fettarappa, Filippo Lubrano, Dargen D’Amico, Marilena Cucchiara e Franco Mari, conduce Andrea
sabato 12, ore 18:00 - Il prezzo della libertà (diritti e libertà civili), con Valentina Petrini, Matteo Saudino, Marilena Grassadonia e Francesca Ghio, conduce Maura
domenica 13, ore 17:00 - Sud e ambiente, con Claudia Fauzia e Roy Paci, Maria Campese, Maria Laura Orrù, Antonio Piu, conduce Andrea
Per stavolta è tutto,
Maura e Andrea






