Consigli di lettura, visione e ascolto - Speciale New York
Saremo a New York la prossima settimana; trovi le informazioni dopo i nostri consigli di lettura, visione e ascolto, per i quali ci siamo fatti ispirare dalla città che non dorme mai (peggio per lei).
Da leggere
Visto che passeremo una settimana a camminare per le strade della Grande Mela, ti consigliamo The Address Book. What Street Addresses Reveal About Identity, Race, Wealth, and Power di Deirdre Mask, in italiano tradotto con Le vie che orientano. Storie, identità e potere dietro ai nomi delle strade (Bollati Boringhieri, 2020).
Il titolo italiano è più bello di quello originale, e gioca sul doppio senso del termine “orientamento”. Il sottotitolo tradotto, invece, perde molto. La copertina della versione originale è splendida; quella della versione italiana è una bella idea (riprendersi i nomi delle strade, farlo insieme e farlo fare ai ragazzi), ma non rende.
Ad ogni modo è un bel saggio sugli indirizzi, sui nomi delle vie, i numeri civici, insomma: sul modo in cui le città hanno scelto di organizzare lo spazio e di dare un nome ai luoghi e su come “orientano i cittadini a livello topografico ma soprattutto identitario, agendo in modo diffuso e inconscio. Potenti dispositivi pubblici, gli odonimi riattualizzano il passato riconosciuto come fondante di una collettività”.
Mask (no, non Musk), avvocata formatasi a Harvard e Oxford, viaggia dall’antica Roma, dove la gente si orientava in una città quasi priva di nomi di strade, fino alla New York di oggi, dove un indirizzo può rivelare la provenienza e la classe sociale di chi ci abita (e dove Donald Trump ha costruito un impero anche sul prestigio di certi numeri civici). Lungo il percorso si incontrano le vie intitolate a Martin Luther King Jr., quasi sempre situate nei quartieri più poveri delle città americane, i fantasmi nazisti che abitano ancora la toponomastica tedesca, la via Bobby Sands a Teheran, e gli slum di Calcutta dove milioni di persone vivono senza un indirizzo, ossia senza la possibilità di aprire un conto in banca e candidarsi per un lavoro.
È il tipo di libro che trasforma per sempre il modo in cui si guarda una targa all’angolo di una via.
A proposito: il 4 marzo uscirà per Edizioni Tlon Abbiamo bisogno di un altrove che non c’è. Reincantare il viaggio di Lucie Azema. Che risponde alla domanda: cosa cerchiamo davvero quando sogniamo un altro luogo, un’altra vita, un altro mondo?
Gli abbonati e le abbonate alla Tlonletter con il piano Tre-book lo hanno già ricevuto in ebook in omaggio: è il primo dei tre ebook di quest’anno.
Per abbonarti:
Da guardare
Visto che saremo a New York, ci sembra il momento giusto per consigliare un film che con questa città ha un rapporto piuttosto profondo.
Ex Libris è il documentario che Frederick Wiseman ha dedicato nel 2017 alla New York Public Library, e dura tre ore e diciassette minuti senza una sola voce narrante, senza didascalie, senza nessuna delle scorciatoie a cui il documentario contemporaneo ci ha abituati. Wiseman, che al momento delle riprese aveva ottantasette anni e alle spalle più di quaranta film sulle istituzioni americane, entra nelle 92 (sì, novantadue) sedi della biblioteca sparpagliate tra Manhattan, il Bronx e Staten Island, e filma tutto: le conferenze di Richard Dawkins ed Elvis Costello, le riunioni del consiglio di amministrazione in cui si discute di fondi e di futuro digitale, i club del libro dove si parla de L’amore ai tempi del colera, i bibliotecari che rispondono al telefono alle domande più improbabili, i corsi di informatica per anziani nei quartieri più poveri, le sessioni di lettura in braille. Il risultato è il ritratto di un’istituzione che incarna l’idea di un luogo in cui chiunque è il benvenuto, dove il sapere è gratuito e dove la comunità si costruisce giorno per giorno, una domanda alla volta.
Insomma, l’opposto di quello che The Donald vuole per gli USA (chissà se ci faranno ancora varcare i controlli dopo questa frase).
Altro consiglio di visione: su Sky Arte, e disponibile on demand, c’è un documentario a cui abbiamo partecipato anche noi. Si chiama La Valigia, lo ha diretto Massimo Ferrari e lo ha prodotto MaGa Production di Gaia Capurso (che grazie al cielo non ha nulla a che fare col movimento MAGA). Ferrari si è misurato con una domanda che ci riguarda tutti: cosa succede quando l’intelligenza artificiale entra in contatto con l’arte, il teatro, la filosofia, la poesia, le arti visive? E soprattutto: quali valori culturali è fondamentale preservare in un futuro sempre più guidato dagli algoritmi? Il documentario è costruito come un laboratorio in cui autenticità e finzione, umano e virtuale, tradizione e futuro si incontrano, si scontrano, si contaminano.
Nel film ci siamo anche noi. Qui su NowTV.
Da ascoltare
Con Davide Ambrogio ci siamo incontrati allo Sponz Fest di Calitri nel 2022. In quell’occasione ha cantato nel concertone finale del festival di Vinicio Capossela: una performance da brividi. Conoscevamo già il suo Evocazioni e Invocazioni, che consigliammo nel 2021.
Ambrogio è un artista calabrese che ha costruito il suo nuovo album, Mater Nullius, intorno a una struttura precisa: quattordici brani come le quattordici stazioni della Via Crucis, ciascuno una tappa del viaggio interiore di un umano contemporaneo che affronta la propria disconnessione dalla natura e dalla parte più arcaica di sé.
Il cuore sonoro del disco nasce dalla rielaborazione del codice musicale dei riti della Settimana Santa nel Sud Italia: tamburi, troccole e catene, gli “strumenti delle tenebre” della Pasqua cristiana che si intrecciano con sintetizzatori e sound design elettronico, creando un contrasto che è già in sé racconto. I testi sono scritti in dialetto calabrese e siciliano, e l’intero album è stato registrato in Sicilia, ad Alia, tra un bosco e le Grotte della Gurfa. È un’opera che prende sul serio l’idea che il sacro possa ancora parlare se lo si libera dalla nostalgia passiva e lo si fa attraversare dall’elettronica, dal corpo, dalla voce viva e dalla nostalgia attiva.
Calendario
Saremo a New York dal 24 febbraio al 2 marzo. Ci andiamo con United Network, l’organizzazione associata alle Nazioni Unite che da anni forma studenti delle scuole superiori attraverso simulazioni dell’Assemblea Generale ONU. Andrea collabora con loro sul fronte dell’intelligenza artificiale: ha sviluppato un percorso dedicato all’uso consapevole e critico dell’IA, e insieme hanno scritto un codice etico per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle simulazioni. Entrambi siamo nel Comitato Scientifico.
L’idea è che non si possa parlare di diplomazia, diritti e futuro senza affrontare anche la questione di come pensiamo con le macchine e di cosa succede quando smettiamo di pensare.
Poi, giovedì 26 febbraio, alle 19, saremo al Salotto NYC, in 84 Withers Street a Brooklyn, per presentare The Botany of Wonder: Cultivating Awe at the End of the World, invitati da Emiliano Ponzi. È la traduzione in inglese di Botanica della Meraviglia.
L’evento è gratuito, ci sono ancora alcuni posti; l’RSVP è qui.
Per questa volta è tutto.
A presto,
Andrea e Maura








