Consigli di lettura, visione e ascolto
Vedersi da fuori, come astronauti
Ciao!
Non sappiamo se per voi sia lo stesso, ma per noi marzo è rivelato un mese infinito (e culminato non a caso nel cambio dell’ora di oggi). E mancano ancora due giorni. È stato un mese molto faticoso ma anche molto soddisfacente, anche se adesso abbiamo proprio bisogno del riposo dei giorni di Pasqua.
Nel frattempo eccoci con i nostri consigli della settimana, che in un certo senso parlano tutti di come ci si orienta nel mondo (o non ci si riesce a orientare) quando si è giovani.
Da guardare
Qui Maura. Ho deciso di parlarvi di una serie che ho amato alla follia da bambina e che nessuno - almeno tra le persone a cui ho chiesto negli anni - sembra ricordare. Sono abbastanza sicura che tra di voi troverò almeno una persona appassionata come me. La storia è questa: non sono mai riuscita a stare granché ferma a guardare la televisione (mi annoiava tantissimo, bisognava trovarmi occupazioni creative sempre nuove), ma quando andavo alle elementari su Rai1 (durante Solletico, se non ricordo male) trasmettevano Le avventure del giovane Indiana Jones (The Young Indiana Jones Chronicles), la serie creata da George Lucas nel 1992.
Non so quante volte l’ho cercata negli anni, senza successo. La serie racconta l’infanzia e la giovinezza di Indiana Jones, ed è in sostanza un grande flashback: nella New York del 1992, il vecchio Indy novantaduenne incontra qualcuno per strada che gli fa venire in mente una storia del passato, e la racconta.
Lucas la pensò come un progetto dichiaratamente educativo, perché ogni episodio porta il giovane Indy a incontrare figure storiche reali (Tolstoj, Theodore Roosevelt, Hemingway) e a ritrovarsi nel mezzo della rivoluzione russa o nella Dublino durante la rivolta di Pasqua. La produzione era spettacolare per la televisione dell’epoca, con riprese in più di dodici paesi e un cast che negli anni avrebbe incluso Daniel Craig, Catherine Zeta-Jones, Elizabeth Hurley e Christopher Lee. Vinse sei Emmy su diciotto candidature, ma fu insuccesso di pubblico: gli spettatori si aspettavano l’azione dei film e trovarono una serie lenta e riflessiva.
La ABC la cancellò dopo due stagioni e Lucas la rimontò poi in ventidue film per la televisione con il titolo The Adventures of Young Indiana Jones, cioè quelli che arrivarono a me trent’anni fa.
Il primo episodio inizia con la descrizione del piccolo Henry (che poi prenderà il nome Indiana, cioè quello del suo amatissimo cane), che a scuola si annoia, ama da sempre l’esplorazione e vive con la dolcissima e madre e il padre, un medievista che ha scritto un libro di grande successo. Quando il piccolo ha 8-9 anni (è nato nel 1899), i genitori gli dicono che dovrà partire con loro per un viaggio intorno al mondo (il professor Jones è stato invitato a tenere una serie di conferenze in istituzioni e università) e che dovrà avere una istitutrice (che di primo acchito sembra severissima).
Arrivati in Egitto, Henry e l’istitutrice si trovano in una situazione complicata, ma lì arriva in soccorso T. E. Lawrence (anche detto Lawrence d’Arabia), che passa la notte con loro nel deserto e parla al ragazzo di reincarnazione, mummie e altre cose incredibili. Lo invita a prendere parte agli scavi nelle tombe degli antichi egizi con lui, e Henry risponde che deve chiedere il permesso al padre. È allora che il professor Jones regala al figlio un grosso diario, dicendogli che dovrà sempre scrivere lì tutto ciò che gli accadrà. Quel diario sarà in effetti un simbolo fondamentale di tutte le puntate successive.
È chiaro che rispetto al modo in cui vengono raccontati alcuni paesi, certe vicende storiche (una delle mie puntate preferite era quella dedicata alla rivoluzione russa, che non ho ancora rivisto) e certe pratiche (per esempio gli stessi scavi archeologici) oggi la nostra sensibilità sia molto diversa e tante cose che prima apparivano normali (orientalismo, colonialismo) oggi appaiano in una luce molto diversa.
Tutto questo per dire che su YouTube adesso si trovano molte puntate, la prima si può vedere qui.
Da leggere
Questo mese Save the Children Italia ha pubblicato un rapporto che si chiama (Dis)armati, ed è un’indagine sulla violenza giovanile in Italia che si scarica gratuitamente dal loro sito. Si prende il tempo di separare la percezione dalla realtà, e lo fa con dati e interviste sul campo che aiutano a capire che la violenza è più rara di quanto si racconti, ma quando c’è è più armata e più efferata. Il rapporto raccoglie le voci degli operatori della giustizia minorile e dei ragazzi stessi, in cinque città (Milano, Roma, Napoli, Bari, Terni), e il quadro che emerge è quello di adolescenti spaventatissimi, per i quali un coltello in tasca rappresenta l’illusione di sentirsi più al sicuro.
Da ascoltare
Il 20 marzo è uscito io Individuo di nayt, un disco che si interroga su cosa significhi essere un individuo dentro una collettività che non sa più cosa farsene degli individui. È un disco di tredici tracce in cui nayt rallenta e si chiede come ci si possa sentire parte di qualcosa, in un momento in cui tutto spinge verso la separazione. Parla di sé, della musica e della scrittura, del rapporto con il maschile e il femminile, della distanza che sente tra sé e gli altri. In quest’opera c’è tutta la complessità che rende nayt uno dei giovani cantautori più apprezzati di questo momento.
Qui un estratto dal singolo L’astronauta, che parla di ragazze e ragazzi soli che guardano il mondo da una distanza che non hanno scelto:
Fuori parlano di noi, però non sento nessun “noi”
E tra me e gli altri c’è un vuoto, io crеdo sia assurdo
Mangiare male, passare la sеra da soli
Non sentirsi parte di lotte, di gioie e dolori
Fissare i colori
Come un astronauta che vede il pianeta da fuori
Calendario
Lunedì abbiamo portato in scena Ipnocrazia al Teatro Carcano di Milano, con la regia di Gabriele De Luca di Carrozzeria Orfeo (ancora grazie!) e il giorno dopo è uscito Arcipelago delle realtà di Andrea per UTET.
Per Pasqua ci saranno le letture silenziose qui su Substack. Tenete d’occhio le storie di Instagram, la chat degli abbonati su Substack e il canale Telegram per rimanere aggiornati.
Per stavolta è tutto.
A presto,
Maura e Andrea








Le avventure del giovane Indiana Jones una meraviglia!!Lui 12/13enne che salva la piccola arciduchessa dalla rigidità del protocollo della Corte asburgica facendole vivere una giornata normale ❤️❤️❤️